enneatech-logo-2026
I materiali riciclati bianchi vengono versati da una pala direttamente nelle mani; in alto a destra, la bandiera europea

Come i materiali riciclati possono diventare una risorsa strategica per l’Europa

La quota europea nella produzione mondiale di plastica è scesa dal 22% al 12% nel giro di due decenni. Eppure, secondo i dati dell’UE, i tassi di produzione e consumo di plastica sono raddoppiati negli ultimi due decenni. Si prevede che entro il 2060 triplicheranno! L’associazione Plastics Europe va dritta al punto: il calo in Europa è in netto contrasto con la crescita industriale in altre regioni.

La produzione mondiale di plastica è aumentata del 4,1% lo scorso anno e del 16,3% dal 2018. L’Asia produce ormai il 57,2% della plastica mondiale, di cui il 34,5% spetta alla sola Cina. Il calo delle capacità produttive in Europa significa soprattutto una cosa: il “vecchio” continente deve importare sempre più plastica, rendendosi così dipendente da altre regioni del mondo. Il motivo di questa tendenza è ben noto: l’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, oltre alle tasse legate al clima.


Il ruolo dei materiali riciclati per l’indipendenza dell’Europa in materia di materie prime

Come si può uscire da questa situazione? Se in Europa si produce meno plastica vergine, aumenta l’importanza dei materiali riciclati già presenti nel ciclo economico europeo. Nel 2022, la quota di materiali riciclati sul totale delle materie plastiche utilizzate in Europa era solo dell’8,1%: c’è ancora molto margine di miglioramento.

Infatti: l’Europa dispone di una fonte di materie prime spesso sottovalutata. Già oggi in Europa si producono grandi quantità di rifiuti di plastica:

  • nei processi di produzione
  • nei veicoli fuori uso
  • nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche
  • nei prodotti da costruzione
  • nel settore tessile


La sfida non sta tanto nella disponibilità della materia prima, quanto piuttosto nel trattare tecnicamente questi materiali in modo che possano essere reimpiegati in applicazioni di alta qualità. La competenza chiave per il futuro non sarà quindi solo il riciclaggio, ma la capacità di sviluppare, a partire da flussi di rifiuti eterogenei, materiali conformi alle norme e ad alte prestazioni. Chi padroneggia questa competenza apre nuove fonti di materie prime, contribuisce alla protezione del clima e rafforza la competitività tecnologica e la sicurezza dell’approvvigionamento in Europa.

L’UE sta lavorando a standard di qualità uniformi a livello europeo per i materiali riciclati, per creare un mercato interno efficiente per le materie plastiche riciclate di alta qualità e garantire un approvvigionamento stabile. La percentuale di materiali riciclati in determinati prodotti, come gli imballaggi, è regolata dal regolamento UE sugli imballaggi, mentre nel settore automobilistico è disciplinata dal regolamento UE sui veicoli fuori uso.

I risultati del Centro comune di ricerca della Commissione europea mostrano che le soluzioni basate sull’economia circolare possono ridurre del 45% le emissioni legate al clima del settore, decarbonizzare il consumo energetico e migliorare la bilancia commerciale del settore di 18 miliardi di euro all’anno entro il 2050. Lo sviluppo di un’efficiente industria europea del riciclaggio non è quindi solo un contributo all’economia circolare, ma sempre più una questione di sovranità industriale.

Le aziende europee dispongono delle conoscenze e delle tecnologie necessarie per trasformare i rifiuti di plastica in materiali riciclati di alta qualità, le cui caratteristiche possono in parte competere con quelle dei materiali vergini. Il vero valore aggiunto non deriva solo dalla raccolta e dalla lavorazione delle materie plastiche, ma dalla capacità di sviluppare, a partire da flussi di materiali complessi, materiali riproducibili ad alte prestazioni per applicazioni industriali esigenti. Molte aziende europee eccellono proprio in questo campo.


Come arrivare a una concorrenza leale

L’UE è consapevole che il settore della plastica è sottoposto a una pressione crescente. Tra le cause, l’UE cita la frammentazione dei mercati dei materiali riciclati, gli alti costi energetici, la fluttuazione dei prezzi delle materie prime vergini e la concorrenza sleale da parte dei paesi terzi. Per garantire una concorrenza leale tra i materiali riciclati prodotti nell’UE e quelli importati, è indispensabile introdurre una clausola di parità generalmente vincolante per l’importazione di materiali riciclati in plastica nell’UE.

Questo garantirebbe che i materiali riciclati importati da fuori dall’UE debbano soddisfare gli stessi requisiti ambientali, di qualità, relativi alle sostanze chimiche e di documentazione dei loro omologhi europei. I materiali riciclati importati dovrebbero rispecchiare gli standard europei. Al momento l’UE sta mettendo a punto questi meccanismi. Ad esempio, il regolamento UE sugli imballaggi e gli atti di esecuzione previsti per la direttiva sulla plastica monouso prevedono in futuro requisiti secondo cui i materiali riciclati importati potranno essere conteggiati nelle quote UE di materiali riciclati solo se la loro produzione avviene secondo standard ambientali e di riciclaggio paragonabili a quelli dell’UE.

L’UE intende inoltre introdurre codici doganali distinti per le materie plastiche nuove e quelle riciclate. Ciò dovrebbe facilitare l’applicazione delle norme UE sulle materie plastiche importate da parte delle autorità doganali e delle autorità nazionali di vigilanza sul mercato. Inoltre, l’UE ha annunciato misure di monitoraggio per il mercato europeo e globale delle materie plastiche vergini e riciclate, che dovrebbero fungere da base per eventuali misure commerciali volte a garantire una concorrenza leale tra le materie plastiche prodotte nell’UE e quelle importate.

Nel frattempo, si fanno sempre più insistenti le richieste di includere nel sistema europeo di compensazione delle emissioni di CO₂ alle frontiere (CBAM) sia i prodotti nuovi importati che i materiali plastici riciclati importati. Sarebbe una mossa logica dal punto di vista della politica climatica e coerente dal punto di vista della politica industriale. Ma per ora è solo un sogno lontano.


In poche parole

È ovvio che le politiche europee in materia di energia, industria, commercio e materie prime debbano essere pensate in modo più integrato. Il riciclaggio della plastica riduce il fabbisogno energetico in molte catene del valore, diminuisce l’uso di materie prime fossili e sfrutta le risorse di materiale già presenti in Europa. In questo modo si riduce la dipendenza dalle catene di approvvigionamento globali instabili e dalle importazioni.

Un’economia circolare efficiente non è quindi più solo uno strumento per la tutela dell’ambiente e del clima, ma un elemento fondamentale di una politica industriale europea resiliente. Affinché questa transizione abbia successo, la politica deve fare la sua parte, perché servono condizioni di concorrenza eque: incentivi di mercato efficaci per i materiali riciclati di alta qualità, requisiti chiari per i materiali riciclati importati e condizioni di investimento affidabili per le aziende che investono in moderne tecnologie di riciclaggio e di lavorazione dei materiali.

La risorsa strategica del futuro non è solo il materiale riciclato: è la capacità dell’Europa di ricavare continuamente, dai flussi di materiali esistenti, materie prime di alta qualità per nuove applicazioni industriali. Il tema è stato in parte affrontato nella politica dell’UE, ma c’è ancora molto margine di miglioramento.

Folge uns auf Social Media

Folge uns
auf Social Media

Logo Enneatech blanc
Logo Enneatech bianco